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Il discorso del re

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Formato19,90€ 18,91€15,99€-
Formato : Cartaceo
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  • Edizione: I
  • Pagine: 268
  • ISBN: 978-88-481-2682-3
  • Rilegatura: Brossura
  • Formato: 150,00 x 210,00 mm
  • Editore: Tecniche Nuove
  • Data di Pubblicazione: 09/2011

Descrizione

Il libro riprende il percorso verso la guarigione dalla balbuzie di Re Giorgio VI e affronta il problema in profondità al fine di ridare alla persona affetta da questa patologia la forza per porsi al di là del proprio inceppo. Nel caso di Giorgio VI il problema fu risolto grazie all’“alleanza terapeutica”  instaurata fra Lionel Logue, un logopedista autodidatta quasi sconosciuto e l’inquieto futuro Re affetto da una grave forma di balbuzie. Convinto che la balbuzie del re non dipendesse da fattori “mentali” ma che avesse origine da problemi dell’apparato linguistico, Logue diventò comunque egli stesso psicoterapeuta, proponendo come cura una sinergia di tecniche verbali e somatiche, che se pur pioneristiche, avrebbero ridato fluidità e sicurezza emotiva al padre dell’attuale Regina d’Inghilterra. Scritta dal nipote di Logue e tratta esclusivamente dai diari e dall’archivio del nonno Lionel, la storia getta una luce straordinaria sulla fiducia che contrassegnò la loro relazione terapeutica.

Rassegna stampa

"Così ho scritto il Discorso del Re"

La Repubblica.it ARCHIVIO LA REPUBBLICA DAL 1984 "Così ho scritto il Discorso del Re" 06 marzo 2011 — pagina 40-41 sezione: Domenicale L'amicizia tra Giorgio VI, l'insicuro sovrano d' Inghilterra, e Lionel Logue, logopedista australiano autodidatta che lo aiutò a curare una balbuzie che stava gettando un' ombra sulla sua intera esistenza, è una delle relazioni più memorabili che siano state portate sul grande schermo da molti anni a questa parte. Con incassi al botteghino superiori ai cento milioni di dollari - e in costante aumento - Il discorso del re domenica scorsa alla cerimonia degli Oscar è stato premiato con quattro Academy Award, tra i quali quello di miglior film e miglior regista, assegnato a Tom Hooper. Logue, così com' è impersonato nel film da Geoffrey Rush, è un personaggio anticonformista, con scarso rispetto per l' autorità. Sconvolge il monarca, interpretato in modo indimenticabile da Colin Firth (al suo terzo Oscar per la sua performance in questa pellicola), chiamandolo «Bertie», e insistendo per essere chiamato da lui semplicemente «Lionel». In una delle scene più divertenti del film, il logopedista arriva a incoraggiare il re a lasciarsi andare al turpiloquio, nel tentativo di togliergli le sue inibizioni. Quanto è accurata, però, la ricostruzione di questo personaggio, figlio di un locandiere, trasformato da oscuro personaggio storico in quello che nella pellicola appare come il salvatore della corona dei Windsor? Il vero Lionel Logue, nato ad Adelaide nel 1880, emigrato in Gran Bretagna nel 1924, in realtà fu molto più deferente e rispettoso del personaggio interpretato da Rush, come rivelano i suoi diari e le lettere scoperte dal nipote Mark Logue, utilizzate come fonte per un nuovo libro di prossima pubblicazione in Italia. Quando Logue scriveva al re, gli si rivolgeva chiamandolo «Sua Maestà», anche se quest'ultimo gli rispondeva dandogli del «Mio caro Logue».È evidente, in ogni caso, chei due uomini non erano così intimi da darsi del tu. Tuttavia, è indiscutibile che la loro fosse un' amicizia profonda: il dono di un libro da parte di Logue al paziente reale in occasione del suo compleanno, ogni anno il 14 dicembre, era sempre ricambiato da un biglietto di ringraziamento. Il re metteva Logue a conoscenza di alcuni frammenti dei suoi sogni («Logue, ho i nervi a fior di pelle: mi sono svegliato all'una di notte, dopo aver sognato di trovarmi in Parlamento con la bocca aperta, senza riuscire a dire parola») e della sua sensazione di inadeguatezza dopo una visita alla bombardata Coventry nel novembre 1940 («Che cosa avrei potuto dire a quei poveri esseri umani che hanno perduto ogni cosa?»). Per fortuna, Logue prendeva ossessivamente nota di ogni evento della sua vita, a cominciare dalle sue recensioni sui quotidiani locali quando all' inizio del Novecento in Australia muoveva ancora i primi passi da dilettante nel teatro filodrammatico. Tra i documenti che ha lasciato vi è la scheda compilata dopo aver ricevuto per la prima volta il futuro re nel suo studio in Harley Street, il cuore dell'establishment medico britannico, il 19 ottobre 1926. Da quanto risulta, il paziente reale risultava avere un busto ben sviluppato, una facoltà di respirazione ottima, ma non aveva mai utilizzato il diaframma o la parte inferiore dei polmoni e aveva «un girovita molto flaccido». C' è poi una lettera che la moglie del re, Elisabetta, meglio nota a noi oggi come regina madre (nel film interpretata da Helena Bonham Carter) scrisse a Logue poco dopo la morte del marito, nel febbraio 1952: «In tutti questi anni lei è stato un valido sostegno per lui: mi diceva spesso quanto fosse in debito verso di lei e che se non fosse stato per il suo aiuto l' eccellente risultato raggiunto non avrebbe potuto essere mai conseguito». Ancor più ricco di informazioni è il diario di Logue, che riporta parola per parola i colloqui avuti con la famiglia reale, le osservazioni fatte senza essere notato durante i festeggiamenti in tem po di guerra per il Natale nelle residenze reali di Windsor e Sandringham, regolarmente rovinati per il re, che doveva interrompere il pranzo (beh, c' era pur sempre una guerra in corso) per fare un discorso alla radio all' Impero britannico. Alla morte di Logue, nel 1953, l' archivio capitò nelle mani del secondo dei suoi tre figli, Valentine, illustre neurochirurgo che lo mise in una cassetta di sicurezza in banca a Knightsbridge, dove rimase per parecchi anni. Alla fine del Novecento, poi, arrivò al fratello più giovane di Valentine, Antony, e alla morte di questi, nel 2001, al figlio di Antony, Mark. «Mio padre collezionava e archiviava di tutto e ci siamo trovati così tante cose da controllare che non ho avuto occasione di cimentarmi nella lettura di questi diari se non nel 2007», dice Mark. Se i successi di Lionel furono a prima vista di scarso interesse per i suoi eredi, rappresentarono invece motivo di enorme fascino per lo scrittore David Seidler che per la sceneggiatura ha vinto il quarto Oscar di questo film. Affetto egli stesso da balbuzie, Seidler - che ha settantatré anni - da piccolo era stato incoraggiato dai suoi genitori ad ascoltare i discorsi del re trasmessi alla radio: se il monarca era riuscito a sconfiggere il proprio ostacolo - gli avevano detto - avrebbe potuto riuscirci anche lui. Dopo aver letto tutto ciò che poteva sul re e Logue, Seidler decise di scrivere una commedia su di loro: consapevole dell' esistenza dei diari riuscì a risalire a Valentine all'inizio degli anni Ottanta. Valentine rispose che sarebbe stato felice di consegnargli i diari, ma gli chiedeva la cortesia di controllare che la regina madre desse il suo benestare. Da Clarence House, sua residenza ufficiale, la regina rispose: «Non finché sono viva. Il ricordo di quegli eventi è troppo doloroso da rievocare». Seidler, devoto monarchico, ha rispettato il desiderio della regina madre. Alla sua morte, avvenuta nel marzo 2002, ha deciso di portare avanti il proprio progetto, anche se a quel punto i diari sembravano scomparsi. Poi, nell' estate 2009, a meno di due mesi da quando Hooper avrebbe dovuto iniziare a girare, Seidler è venuto a sapere dell' esistenza di Mark Logue e dei documenti nella sua soffitta. Le correzioni al copione sono state così apportate in tutta fretta. Che cosa si è appurato, dunque, per certo dai diari? Tanto per cominciare essi ci hanno offerto una delle gag più divertenti di Firth: quando fa il suo discorso, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, il momento topico del film, inciampa nella lettera "w", una lettera che di norma non creava problemi al re. Quando Logue in seguito chiese al re quale fosse stato il problema con quella lettera, il sovrano con un sorriso rispose di «aver balbettato di proposito», perché «altrimenti nessuno avrebbe potuto credere che a fare quel discorso ero effettivamente io». «La realtà è che Seidler aveva veramente poco in mano su mio nonno», ha detto Mark. «In ogni caso, Seidler è riuscito a fare alcune astute deduzioni ed è andato dritto al cuore della vicenda: l' amicizia tra due uomini. Se fosse riuscito ad avere accesso ai diari prima, forse il film sarebbe risultato più accurato da un punto di vista storico, ma non necessariamente sarebbe stato migliore». Traduzione di Anna Bissanti Mark Logue e Peter Conradi sono gli autori di The King' s Speech: How One Man Saved the British Monarchy INCORONAZIONE Re Giorgio VI al microfono di Backingham Palace nel ' 37 il giorno dell' incoronazione La stessa scena interpretata da Colin Firth THE SPEECH Uno dei primi discorsi alla nazione che Giorgio VI tenne in pubblico nel '37 nella foto originale e nell' interpretazione del film di Tom Hooper GLI ESERCIZI Il logopedista Lionel Logue (nel film è Geoffrey Rush) nel suo studio di Harley Street. Nell'altra pagina in alto, i suoi appunti dopo il primo incontro con il re nel '26 - PETER CONRADI Data Recensione: 2011-03-06

Biografia

Mark Logue

Mark Logue è il nipote di Lionel Logue. È regista e custode dell’Archivio Logue. Vive a Londra.

Peter Conradi

Peter Conradi è scrittore e giornalista. Lavora per il Sunday Times.

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